Ammettiamolo, poche cose riescono a rendere il nostro beneamato pianeta noioso quanto i diari di viaggio. Senza contare che i libri appartenenti a questo genere possiedono la magica capacità di omogeneizzare l’incompossibile. Nei diari di viaggio, il cacciatore equatoriale di uccelli del paradiso e il cacciatore polare di foche si danno del tu, convinti di essere nati dallo stesso uovo d’argento, come i Dioscuri. E allora perché mai gli scrittori continuano imperterriti a viaggiare? Perché la letteratura di viaggio è una scoperta geniale e irresistibile, imparentata con l’intuizione dell’import-export. Basta prendere le cose e spostarle, il profitto verrà da sé. Sicché non comprendiamo per quale ragione Simona Vinci, contando le valigie sulla soglia di casa poco prima di trasferirsi in Groenlandia, sia travolta non da una tempesta di neve, ma dalla tempesta del dubbio: «Chi me lo fa fare, pensavo? E oltretutto da sola, sperduta in un villaggio inuit chiusa tra la calotta di ghiaccio che ricopre oltre l’ottanta per cento della Groenlandia e il mare gelato». Quante storie… Te lo spieghiamo noi, chi te lo fa fare: la prospettiva di ricavarne un libro.D’accordo, non esageriamo. Nel bianco (Rizzoli, pagg. 227, euro 16,50), in fondo, è un volume altamente scusabile. All’autrice perdoniamo quasi tutto: la sfrontatezza di raccontarci per la milionesima volta la disavventura di Nobile; gli spietati commenti – da ritiro degli ambasciatori – alla città di Reykjavik, definita «oscena»; nonché il deliberato tentativo di incrementare il numero di giovani impiccati groenlandesi.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=337846