Pechino – Ripensa a Roma ’60. «Siamo andati a medaglia in sette». E oggi conta questi ragazzi. «Sono già tre bronzi: Cammarelle, Russo e Picardi. Una bellezza, un dato straordinario». Nino Benvenuti non ha più i 22 anni di quella sua spavalda gioventù, oggi si porta addosso 70 anni di spirito giovanile. Cinquantacinque nel mondo del pugilato. E un fisico da far invidia. Qualche giorno fa camminava in un gruppo di commentatori televisivi fra cui Dossena e Velasco. Forse era il più anziano, ma sembrava il più giovane: fisicamente tirato, pronto per il ring. Dall’inizio dei Giochi sta a bordo del quadrato, commenta e va a dar una pacca, dire una parola ai nostri boxeur, a quest’Italia pugilistica baciata da improvviso benessere. Benvenuti fa due conti per avvalorare la soddisfazione. «Siamo tornati ad altri tempi: ad Amsterdam nel ’28 ci furono 4 medagliati, 5 a Londra ’48, 3 a Helsinki ’52, 7 a Roma, 5 a Tokyo ’64, 5 a Los Angeles ’84». Cita tutto a memoria. Ammette di averci studiato sopra.
Benvenuti, c’è molta differenza con i suoi tempi?
«Una differenza, ma sostanziale. Il nostro era pugilato noble art. Questo è solo pugilato. Ma, ai miei tempi, questi ci avrebbero dato un velodromo».
Benvenuti parliamo di boxe, non di ciclismo…
«È un modo per dire che ci avrebbero fatto soffrire. Oggi i pugili hanno aggressività, potenza, una condizione fisica che ci sognavamo.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=284787